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RACCOLTA DI MANIFESTI SALCE
MUSEO CIVICO L. BAILO
Dove rivolgersi:
MUSEO CIVICO L. BAILO - UFFICI AMMINISTRATIVI
Presentazione
Nando Salce nacque a Treviso nel 1878, in una agiata famiglia di commercianti di tessuti. Maturò precocemente due passioni straordinarie: un amore tenero e devoto per Regina Gregory (la Gina), che sposò poco più che ventenne, e l'hobby ostinato e pervicace di collezionare manifesti. Se l'amore per Gina sbocciò, secondo testimonianze attendibili, sui banchi di scuola, la passione per i manifesti gli si rivelò, pare fosse lui stesso a riferirlo, durante una gita in bicicletta attraverso l'Austria e la Svizzera all'età di 17 anni; e infatti il primo cartellone acquistato da Salce,
"Incandescenza a gas Auer"
di Giovanni Maria Mataloni, è del 1895.
Al di là della simpatica aneddotica tuttavia, che ricorda come il tour ciclistico avvenisse di nascosto ai genitori con la complicità di una zia che inviava cartoline posdatate da Verona, o riferisce particolari salaci dell'attacchino che gli vendette il primo manifesto di contrabbando, è ormai assodato che il giovane Salce si accinse all'impresa non semplicemente spinto da uno strambo desiderio tipico dell'enfant gâtè quale gli era, ma avendo chiara coscienza di ciò che voleva mettere insieme.
Più volte nella sua corrispondenza egli afferma di aver preso passione ai manifesti attraverso la lettura degli articoli che, a partire dalla fine del 1895, Vittorio Pica dedicava al cartellonismo nella rivista "Emporium"; abbiamo conferma di ciò nel fatto che tra i preziosissimi libri di Salce giunti con la collezione al museo Luigi Bailo di Treviso vi è l'intera raccolta degli scritti del Pica. Per di più - sarà coincidenza? - il manifesto sulla incandescenza a gas Auer è lodato dallo studioso napoletano quale primo cartellone italiano che, per concezione, per fattura e per tiraggio, sia degno di stare a confronto con i migliori prodotti francesi, inglesi e americani dell'epoca.
Fin dal primo acquisto, dunque, Salce, quantunque giovanissimo, sceglie col sostegno di letture intelligenti e con lucido intendimento. Fu senz'altro un uomo fortunato : le condizioni agiate della famiglia gli consentirono di vivere senza lavorare (nella scheda anagrafica alla voce “
professione
” risulta “
benestante
”); conseguì tuttavia, per compiacere il padre che contava di avvalersene in ditta, il diploma di ragioniere, usato dai suoi corrispondenti come fosse un titolo onorifico, al posto di cavaliere o commendatore. E seppure in tono minore rispetto alle due grandi passioni che riempirono la sua vita, dovette provare interesse autentico per la matematica se diede perfino alle stampe alcuni opuscoli di metodologia contabile. Il matrimonio di Gina Gregory, che all'anagrafe risulta “
benestante
” e “
possidente
”, rese vieppiù solida la posizione economica, così che gli sposi poterono per un arco lunghissimo, dal 1899 quando si sposarono, fino al 1962 quando entrambi morirono a qualche mese di distanza, dedicarsi a se stessi, ai viaggi, e soprattutto alla raccolta di manifesti.
Le modalità di acquisizione, del resto, si affinarono ben presto, non più lasciate alla casualità del rinvenimento ma affidate ad una precisa metodologia che prevedeva contatti diretti con le ditte, gli stampatori e gli stessi autori.
La notizia della collezione si diffonde in città, dove i più considerano Salce quanto meno originale, ma vi sono anche estimatori ed amici che si rendono conto del valore dell'iniziativa : sempre più spesso la soffitta di casa Salce è metà di visitatori, tanto che il “
ragioniere
”, dotato di vivace spirito pratico, è costretto ad escogitare un sistema espositivo che ha dell'ingegnoso. Egli costruisce - è Bepi Mazzotti a darcene descrizione - "
delle specie di enormi libri, le cui pagine sono formate da uno o più manifesti. Attorno ad un asse centrale, verticale, ruotano una sotto l'altra, come stecche di un ventaglio, tante asticciuole tenute orizzontali ciascuna da uno spago fissato in alto allo stesso asse. Ai due lati di ogni asticciuola sono appesi i manifesti. Basta un dito per farli girare (però quale resistenza l'aria mossa da quei gran fogli!) e per poterli così vedere uno dopo l'altro, proprio come se fossero le pagine illustrate di un gigantesco libro
." Del marchingegno vi è anche una rarissima testimonianza in alcuni spezzoni di un film, girato nel 1956, con il quale Salce voleva documentare la grande impresa della sua vita : il risultato fu tuttavia disastroso sul piano tecnico, tanto che il ragioniere si sentì truffato (le spese erano in gran parte sostenute da lui)e pare sia iniziata una causa contro la casa di produzione. Fatto sta che le bobine pervenute insieme all'archivio risultano quasi del tutto inutilizzabili.
La maggiore preoccupazione negli ultimi anni di vita di Salce era per il destino della raccolta : fin dal 1939, in una lettera di Attilio Calabi, aveva manifestato i suoi dubbi in proposito : "
Resterà sempre in Italia? Sarà continuata? Sarà tenuta a disposizione del pubblico?
"; tentò in seguito contatti con la pinacoteca di Brera, ma non ebbe risposte precise; Treviso, nonostante l'affetto che provava per la sua città, non gli dava molte garanzie. Accondiscese all'invito di Bepi Mazzotti, infaticabile direttore dell'EPT, ad esporne una bella scelta nel palazzo dei Trecento nel 1959: ciò doveva servire, oltre che a far conoscere la raccolta a far prendere coscienza alle autorità dl suo valore storico e culturale, ma l'effetto che ne sortì a livello ufficiale fu affatto tiepido.
Nando Salce, vecchio di 85 anni e senza eredi diretti, morì il 29 dicembre 1962, senza la soddisfazione e la tranquillità di vedere i suoi manifesti affidati a mani sicure: nel testamento aveva disposto affinché la collezione andasse al Ministero della Pubblica Istruzione con la clausola che servisse "
in scuole e accademie preferibilmente locali e del Veneto
"
Il Ministero della Pubblica Istruzione in carica alla morte di Salce era eletto nel collegio di Padova e prese la decisione, attenendosi alla lettera del testamento, di trasportare la raccolta in quella città : vi fu tuttavia una ferma reazione di associazioni culturali trevigiane - in testa la Tarvisium - e di alcuni personaggi di spicco, che si fecero promotori di una petizione al fine di far rimanere in Treviso la collezione "
nata e assurta a rilevante patrimonio culturale della città per opera e merito del concittadino Nando Salce"
. Al termine di una lunga vertenza fu stipulata una convenzione tra il Ministero e il Comune di Treviso, il quale si impegnava alla custodia, conservazione e valorizzazione della raccolta.
Bepi Mazzotti proposte all'amministrazione comunale di restaurare palazzo Scotti, un antico edificio di proprietà civica che divenne sede dell'EPT e ospitò a partire dal 1968, nell'ultimo piano opportunamente attrezzato, l'intera raccolta.
La cura scientifica fu affidata al Museo civico e il direttore Luigi Menegazzi, sovrintese alla catalogazione : al termine, non senza sorpresa, risultò che i manifesti, il cui numero esatto era ignoto allo stesso Salce (riteneva di averne circa 14.000), erano 24.580. Il più antico esemplare è un avviso d'opera del teatro La Fenice di Venezia del 1844, i pi recenti sono dei primi mesi del 1962.
L'ipotesi di continuare la raccolta, che spesso viene formulata, è improponibile, innanzitutto perché l'altissima produzione di manifesti dei nostri tempi renderebbe il compito estremamente arduo; inoltre la raccolta stessa si qualifica per l'arco di tempo a cui vi attese Salce e si storicizza per le date in cui si colloca : vengono invece integrate eventuali lacune, come per esempio i trenta esemplari del periodo argentino di Mauzan (1927 - 1932), acquistati presso la famiglia dell'artista, o in buona parte da lei stessa donati, in occasione della mostra nel 1982; o il gruppo di manifesti svizzeri, acquistati presso una galleria di Ginevra; o i manifesti di cinema: parte acquistati presso un collezionista italiano, gran numero giunti in dono dai gestori di cinema trevigiani in occasione di una mostra nel 1992. Attraverso queste integrazioni la raccolta raggiunge i 30.000 esemplari.
Eugenio Manzato
Modalità per la consultazione dei manifesti della raccolta Salce
La raccolta è consultabile a computer presso gli Uffici del Museo Civico.
Modalità per la richiesta di riproduzioni di manifesti della raccolta Salce
La richiesta di copie di immagini dei manifesti è soggetta alle disposizioni della legge Ronchei (D .M. 8.4.1994) : la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Veneto, per conto del Ministero dei Beni Culturali, essendo la Raccolta di proprietà statale, autorizza di volta in volta la concessione delle riproduzioni fotografiche (duplicati di diapositiva o fotocolor), purchè sia pagato un canone che è diverso a seconda del tipo di utilizzo delle immagini.
Si dovrà perciò rivolgere domanda alla SOPRINTENDENZA AI BENI ARTISTICI E STORICI DEL VENETO (direttrice Archivio Fotografico - Corte Dogana 2 – 37121 VERONA - tel. : 045 8005533 fax : 045 8034436).
Modulo
Per le tesi di laurea sono sufficienti le foto formato cartolina dei manifesti, per cui non sarà necessario iniziare l'iter burocratico con la Soprintendenza. Rimane però, anche in questo ultimo caso, l'impegno da parte dell'utente di non pubblicare il materiale scelto per la propria tesi se non viene richiesta preventiva autorizzazione alla Soprintendenza.
Prestito dei manifesti ad altri Enti
La raccolta è consultabile a computer presso gli Uffici del Museo Civico su appuntamento.
I manifesti vengono prestati ad altri enti per mostre.
Per tali prestiti è necessario:
1. richiesta dell'Ente proponente l'esposizione;
2. delibera autorizzativa della Giunta comunale;
3. richiesta dl Comune alla Soprintendenza per l'autorizzazione al prestito;
4. documentazione fotografica;
5. se il manifesto deve essere restaurato sarà richiesta un'ulteriore autorizzazione alla Soprintendenza che sarà il nulla osta all'operazione di restauro, restauro che in ogni caso è a spese del richiedente interessato;
6. ottenuti i pareri favorevoli al restauro e alla concessione al prestito con le prescrizioni della Soprintendenza (assicurazione, tipo di imballaggio e trasporto ecc.) si procede alla consegna del manifesto al richiedente.